NO B DAY, IL POPOLO DELLA RETE NON È VIRTUALE
di Davide Varì (da "Gli Altri")
Oggi sarà più difficile dire che il cosiddetto popolo della rete non esiste. Difficile pensare che quelle centinaia di migliaia di persone che ieri hanno riempito piazza san Giovanni siano solo una meteora virtuale apparsa d'improvviso - e altrettanto improvvisamente destinata a sparire - sulla scena politica del Paese.
Insomma, il popolo della rete c'è, è reale, e sa mobilitare, creare consenso e dare una scossa al pantano in cui è immersa la sinistra italiana. Molti storcono il naso, non si fidano degli umori viscerali che corrono sul web e che ieri hanno sfilato a san Giovanni. Molti, soprattutto a sinistra, pensano che sia una riedizione rivista e corretta - corretta in salsa web - del popolo dei fax. In parte è così: entrambi i "popoli" hanno caratteristiche simili: la protesta, l'indignazione e una buona dose di forcaiolismo.
Nel 2002 il cosiddetto popolo dei fax generò i girotondi, oggi, quello della rete, la piazza viola di San Giovanni. Molte, davvero molte le caratteristiche che accomunano i due movimenti: l'antiberlusconismo viscerale e la difesa di una democrazia, a loro dire, in pericolo.
Nessuno spazio, invece, ai temi sociali ed etici. Bando dunque alla voce di migranti e rom che quotidianamente subiscono la furia razzista di questo governo. E bando, soprattutto, a quella delle migliaia di disoccupati che in questi mesi stanno riempiendo le liste di disoccupazione. No, il popolo della rete ha unico pensiero, un unico desiderio: veder morto il Caimano. E se non morto quanto meno ridotto alla fame.
Altro nemico giurato del popolo della rete è il sistema dei partiti, visto come un buco nero che genera i mali peggiori del Paese. E in effetti, la cosa che più spaventa, e per molti aspetti irrita, di questa strana forma di giacobinismo virtuale è l'antipartitismo radicale che lo anima. «La mobilitazione è partita dal basso e i partiti non c'entrano nulla», c'è scritto nel forum on-line del No-B day. Un avvertimento, però, che stavolta è stato quasi del tutto snobbato.
Di Pietro, Sinistra e Libertà, Rifondazione e una parte del Pd non solo sono stati ammessi in piazza ma, nel caso dell'Idv, hanno avuto un ruolo di primo piano nella promozione della manifestazione.
Ecco, forse rispetto al passato è questa la novità più importante di questa mobilitazione. Per la prima volta i partiti sono stati ammessi. Unica condizione per partecipare: il comprovato odio per il Caimano.
E in effetti la figura politica accolta con più calore, oltre naturalmente a Tonino Di Pietro, è stata Rosi Bindi, eroina del popolo della rete dal giorno della famosa puntata di Porta a porta in cui Berlusconi la gelò con quella frase da caserma: «Lei è più bella che intelligente». «Non sono una donna a sua disposizione», rispose franca lei. Insomma, rispetto ai Vaffanculo Day di Grillo qualcosa sembra essere cambiato nel rapporto tra il popolo della rete ed i partiti. Certo, ancora siamo lontani dal modello americano che Obama, tanto per fare un esempio, ha saputo gestire in modo determinate. Ancora siamo lontani dalla fase propositiva che consentirebbe a queste migliaia di persone di fare un salto politico importante. Di trasformare questa energia in proposta politica articolata e credibile. Ma questo, forse, non è un problema che può risolvere la rete.
«Oggi - ha detto bene Mario Adinolfi, uno che di rete vive - si vince solo se ci si organizza intorno a una leadership dentro un contesto più ampio e decisivo». Insomma, si vince solo se questa energia si incanala in un partito che riesce a far propria quella rabbia, contaminarla con i temi etici e sociali e organizzarla in proposta politica.
Ma per molte forze politiche la rete, semplicemente, non esiste. E questo matrimonio, temiamo, sarà più lungo e tribolato di quello tra Renzo e Lucia
di Davide Varì (da "Gli Altri")
Oggi sarà più difficile dire che il cosiddetto popolo della rete non esiste. Difficile pensare che quelle centinaia di migliaia di persone che ieri hanno riempito piazza san Giovanni siano solo una meteora virtuale apparsa d'improvviso - e altrettanto improvvisamente destinata a sparire - sulla scena politica del Paese.
Insomma, il popolo della rete c'è, è reale, e sa mobilitare, creare consenso e dare una scossa al pantano in cui è immersa la sinistra italiana. Molti storcono il naso, non si fidano degli umori viscerali che corrono sul web e che ieri hanno sfilato a san Giovanni. Molti, soprattutto a sinistra, pensano che sia una riedizione rivista e corretta - corretta in salsa web - del popolo dei fax. In parte è così: entrambi i "popoli" hanno caratteristiche simili: la protesta, l'indignazione e una buona dose di forcaiolismo.
Nel 2002 il cosiddetto popolo dei fax generò i girotondi, oggi, quello della rete, la piazza viola di San Giovanni. Molte, davvero molte le caratteristiche che accomunano i due movimenti: l'antiberlusconismo viscerale e la difesa di una democrazia, a loro dire, in pericolo.
Nessuno spazio, invece, ai temi sociali ed etici. Bando dunque alla voce di migranti e rom che quotidianamente subiscono la furia razzista di questo governo. E bando, soprattutto, a quella delle migliaia di disoccupati che in questi mesi stanno riempiendo le liste di disoccupazione. No, il popolo della rete ha unico pensiero, un unico desiderio: veder morto il Caimano. E se non morto quanto meno ridotto alla fame.
Altro nemico giurato del popolo della rete è il sistema dei partiti, visto come un buco nero che genera i mali peggiori del Paese. E in effetti, la cosa che più spaventa, e per molti aspetti irrita, di questa strana forma di giacobinismo virtuale è l'antipartitismo radicale che lo anima. «La mobilitazione è partita dal basso e i partiti non c'entrano nulla», c'è scritto nel forum on-line del No-B day. Un avvertimento, però, che stavolta è stato quasi del tutto snobbato.
Di Pietro, Sinistra e Libertà, Rifondazione e una parte del Pd non solo sono stati ammessi in piazza ma, nel caso dell'Idv, hanno avuto un ruolo di primo piano nella promozione della manifestazione.
Ecco, forse rispetto al passato è questa la novità più importante di questa mobilitazione. Per la prima volta i partiti sono stati ammessi. Unica condizione per partecipare: il comprovato odio per il Caimano.
E in effetti la figura politica accolta con più calore, oltre naturalmente a Tonino Di Pietro, è stata Rosi Bindi, eroina del popolo della rete dal giorno della famosa puntata di Porta a porta in cui Berlusconi la gelò con quella frase da caserma: «Lei è più bella che intelligente». «Non sono una donna a sua disposizione», rispose franca lei. Insomma, rispetto ai Vaffanculo Day di Grillo qualcosa sembra essere cambiato nel rapporto tra il popolo della rete ed i partiti. Certo, ancora siamo lontani dal modello americano che Obama, tanto per fare un esempio, ha saputo gestire in modo determinate. Ancora siamo lontani dalla fase propositiva che consentirebbe a queste migliaia di persone di fare un salto politico importante. Di trasformare questa energia in proposta politica articolata e credibile. Ma questo, forse, non è un problema che può risolvere la rete.
«Oggi - ha detto bene Mario Adinolfi, uno che di rete vive - si vince solo se ci si organizza intorno a una leadership dentro un contesto più ampio e decisivo». Insomma, si vince solo se questa energia si incanala in un partito che riesce a far propria quella rabbia, contaminarla con i temi etici e sociali e organizzarla in proposta politica.
Ma per molte forze politiche la rete, semplicemente, non esiste. E questo matrimonio, temiamo, sarà più lungo e tribolato di quello tra Renzo e Lucia
Ma di che stiamo parlando?
RispondiEliminaIl popolo dei blog non ha avuto la pretesa di rappresentare nessuno, se non se stesso, e del resto non poteva che fare così. Ci ha invitati a dire pubblicamente che "il re è nudo" e che chi non lo riconosce è servo. Un buon punto di partenza.
Certo, gli slogan che durante il corteo recitavano "I partiti dietro!", rivolti a coloro che sfilavano con bandiere di partito, erano ingenui: loro avevano fatto un invito ma chi partecipava andava lì con la sua testa e quindi anche con la sua bandiera (anche se un po' di bon ton avrebbe dovuto portare tutti i partecipanti a caratterizzarsi anche con il colore viola scelto dai promotori). Meglio sarebbe stato se le bandiere fossero state di più, piacevolmente sorprendente sarebbe stato se avessimo visto anche bandiere PD.
Non credo ci sia stato alcun bando nei confronti di voci "di migranti e rom che quotidianamente subiscono la furia razzista di questo governo. E bando, soprattutto, a quella delle migliaia di disoccupati che in questi mesi stanno riempiendo le liste di disoccupazione". Almeno per la seconda categoria citata sono certo che molti dei partecipanti ne fanno parte in quanto disoccupati o precari.
Prendiamo questa manifestazione come un punto di partenza comune ed irrinunciabile. L'anomalia berlusconiana deve finire! Ripartiremo poi da lì per creare una nuova coscienza politica e sociale, ognuno come meglio la intende. Corriamo il rischio di far cadere un governo impresentabile e diamo spazio a tutti, soprattutto a coloro che si sono dimostrati in grado di portarci in piazza assieme ad altre 350 mila (?) persone. Riconosciamogli pubblicamente e con convinzione che noi non saremmo stati in grado di fare altrettanto e che gli siamo grati, profondamente grati, per quanto hanno saputo esprimere. Poi mettiamo in gioco il nostro essere comunisti per dare ulteriori futuro e prospettiva a quanto nato.
Ludovico